Storia.
La mia storia comincia da mio padre.
A 14 anni era già su un cantiere. Da lì non ha più smesso — artigiano in proprio, poi cottimista per grosse imprese, infine ha aperto la sua: una ditta che con gli anni è arrivata a contare poco più di venti persone.
Io ho preso una strada un po' diversa. Mi sono diplomato geometra, e per quattro anni ho fatto direzione lavori in una grossa impresa. È lì che ho capito una cosa: la scrivania non era per me. Volevo la mano, il cantiere, il materiale.
Così sono entrato nell'impresa di mio padre. Grandi opere, infrastrutture pubbliche e private. Ho imparato un mestiere alla volta, dalla base.
Col tempo ho scoperto che la parte che amavo davvero erano le finiture — l'intonaco, lo stucco, la pietra messa giusta. Il momento in cui un'opera prende forma, e si vede subito se chi l'ha fatta ci sa fare.
A quel punto ho aperto la mia ditta.
Oggi gestisco interi cantieri privati: tutta la parte edile, dalla prima pala all'ultima mano di stucco. Muratura, struttura, finiture — fatto con la mia squadra, senza subappalti.
Per l'elettrico e l'idraulico ti appoggi a tecnici di tua fiducia, oppure ti indico io le persone con cui collaboro da anni. Quello non è il mio mestiere, e preferisco dirlo che farti credere il contrario.
Quando mi affidi l'edile, sai con chi parli — non con un commerciale, non con un capocantiere a turno. Con me. Un solo interlocutore, dall'inizio alla fine del mio lavoro.